14 maggio 2008

Papa Ratzinger, da sempre contro i gay

E' del 10 aprile 2008 l'ultimo affondo di Papa Ratzineger sui gay, accusati durante l'angelus di essere la causa della diminuzione del numero dei matrimoni, dell'aumento dei divorzi e del decremento della natalità. Ma la sua carriera e' costellata da feroci attacchi agli omosessuali.

Ratzinger arriva al vertice del Sant'Uffizio (l'ex Inquisizione) nel 1981. Negli anni precedenti numerosi religiosi cattolici avevano messo in discussione le millenarie teorie omofobe della chiesa romana. Il gesuita John Mc Neil, nel libro ''La chiesa e l'omosessualità'', sosteneva che l'interpretazione cattolica del flagello inviato da Dio sulla città di Sodoma era errato: Goeva non intendeva condannare l'amore tra persone dello stesso sesso, ma la violazione delle sacre leggi dell'ospitalità. Padre Charles Curran, professore di teologia morale all'università cattolica di Washington sosteneva che gli omosessuali non sono responsabili della propria condizione e devono perciò essere accettati come sono e vivere senza discriminazione alcuna. E' in questo contesto ha inizio la campagna di papa Ratzinger contro i gay.


Nel 1986 promulga la lettera ai vescovi sulla cura pastorale delle persone omosessuali, di cui riportiamo alcuni passi:
l'omosessualità, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata
l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio
benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione
dev'essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa
la "tendenza sessuale" non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione
vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare
tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune
E' su questo documento che si basa tutta la politica cattolica che mira alla discriminazione degli omosessuali sia all'interno della chiesa che, cosa ben più grave, nel diritto e nella vita comune. Una persecuzione senza limiti sul piano privato e su quello pubblico. E' lo stesso Ratzinger a ribadire che i gay vanno discriminati in una raccomandazione inviata nel 1992 ai vescovi USA che prende di mira le campagne per l'introduzione di una legge anti discriminazione.

Nel 1995 Ratzinger inquisisce una suora e un sacerdote americano. Suor Jeannine Gramick e Padre Robert Nugent operano dal 1977 per riconciliare lesbiche e gay cattolici con la vasta comunità dei credenti. La sentenza arriva nel 1999 e sancisce il divieto per i due religiosi di svolgere attività pastorale nei confronti delle persone omosessuli e l'inelegibilità a vita negli uffici dei rispettivi ordini religiosi.

Nel 2003 Ratzinger diffonde il testo ''Considerazioni circa il riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali'', di cui riportiamo un passaggio illuminate:
affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male
Nel 2004 viene pubblicato uno degli ultimi documenti di Ratzinger quale prefetto del Sant'Uffizio. Si tratta della ''lettera ai vescovi sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella chiesa e nel mondo'', un concentrato di sessuofobia omofoba.

Nel 2005 inizia l'ispezione di 229 seminari americani: l'obiettivo è di cacciare i gay. La notizia riservata viene diffusa da New York Times e la chiesa ammette. E' stato Ratzinger a dare il via alle purghe con un documento approvato ad agosto che sarebbe dovuto rimanere segreto. Ormai scoperto, il papa lo renderà pubblico nel mese di novembre. L'Istruzione si intitola 'Criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri''. La chiesa romana:
non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay


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29 febbraio 2008

Guarire i gay: alcuni video

Concludiamo (per ora) la serie di post dedicati alla cura della dell'omosessualita' da parte della chiesa cattolica e di altre potenti sette cristiane. Queste cure non hanno nessun fondamento scientifico e vengono proposte nel modo descritto da Davide Vari in questi post (1, 2, 3, 4 gli editori ). In Italiacattolici pubblicano i manuali delle guarigioni, mentre negli USA esistono veri e propri centri di rieducazione.

I primi due video analizzano le terapie proposte da Nicolosi



Questi due video riguardano un servizio di SkyTG24



Altri due video con la testimonianza di un gay italiano che è stato convinto di essere guarito



Ultimo video con la testimonianza di un gay americano che sostiene l'inutilità e la dannosità delle cure



14 febbraio 2008

Gli editori cattolici pubblicano i libri per curare i gay

Nelle ultime settimane si è polemizzato molto sulle cure che gli psicologi cattolici propinano agli omosessuali. Queste terapie coercitive arrivano dagli USA e sono state difese a spada tratta da illustri menti della chiesa romana. Monsignor Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha dichiarato che "chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, non va discriminato, ma aiutato con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate". La Senatrice del Partito Democratico Paola Binetti, membro dell'Opus Dei, ha dichiarato che questi psicologi svolgono in lavoro eccellente.

Negli Stati Uniti esistono veri e propri centri di cura che, a giudicare dalle regole, sembrano più simili a campi di concentramento che a cliniche. In Italia, le organizzazioni che propongono queste cure stanno trovando terreno fertile grazie all'appoggio politico e vaticano. Come testimoniato dal giornalista Davide Vari, ci sono psicologi italiani che applicano queste teorie (prima, seconda, terza e quarta parte dell'inchiesta di dicembre 2007), ma già nel 2005 Stefano Bolognini aveva pubblicato questo dossier.

Sulle ipotetiche cure dell'omosessualità (che non è una malattia) ci sono numerosi testi anche in italiano, tutti pubblicati da editori cattolici.

Le Edizioni San Paolo sono il più importante editore cattolico italiano, lo stesso di Famiglia Cristiana, Il Giornalino e Jesus. Ha pubblicato numerosi testi sull'omosessualità e sulle fantomatiche cure. Il più sconcertante è il testo di Joseph Nicolosi, il principale promotore delle teorie di redenzione eterosessuale, ''Oltre l'omosessualità - Ascolto terapeutico e trasformazione'', edito nel 2007. In catalogo ci sono anche ''ABC per capire l'omosessualità'' a cura di Obbiettivo Chaire, un'altra delle organizazioni che si occupa di trafornare i gay in etero e che tiene i propri incontri all'Istituto Padre Beccaro di Milano. Sempre della San Paolo segnaliamo di Andrew Comiskey ''L'identità ferita: come superare le ferite sessuali e relazionali''.


Le Edizioni Ares hanno pubblicato il libro di J.M. van den Aardweg ''Omosessualità & speranza - terapia e guarigione nell'esperienza di uno psicologo''. Questa casa editrice è legata all'Opus Dei e ha in catalogo opere di papa Ratzinger, del fondatore dell'opera Josemaría Escrivá, dell'eurodeputato UDC e presidente del Movimento per la vita Carlo Casini. La Ares pubblica anche il mensile Studi Cattolici che ha come collaboratori, tra gli altri, il card. Biffi, don Gianni Baget Bozzo, Rocco Buttiglione, il vescovo Alessandro Maggiolini.

Città Nuova, casa editrice del movimento dei Focolari, ha pubblicato il libro di Gerard J. M. van den Aardweg ''Una strada per il domani - Guida all'auto-terapia dell'omosessualità''.


La casa editrice SugarCo, ha pubblicato due testi di Joseph Nicolosi dal titolo ''Omosessualità maschile: un nuovo approccio'' e ''Omosessualità: una guida per i genitori''. La SugarCo edita anche testi di padre Livio Faganza (direttore di radio Maria), dello scrittore cattolico Vittorio Messori e di Massimo Introvigne (dirigente di Alleanza Cattolica). Padre Livio ha anche curato la postfazione di un testo di Nicolosi, mentre Chiara Atzori, madrina italiana delle terapie per omosessuali, la prefazione.

Queste teorie sono superate da trent'anni, ma la chiesa cattolica continua a difonderne i manuali attraverso i propri editori.

13 febbraio 2008

Centri cristiani per la cura dell'omosessualita'

Da circa un anno hanno iniziato a comparire in Italia le associazioni cristiane che offrono, a pagamento, inutili terapie per trasformare gli omosessuali in eterosessuali infelici. E' preoccupante notare che questi guaritori hanno scelto proprio l'Italia come punto di approdo in Europa. Probabilmente l'omofobia cattolica, l'ignoranza politica e lo strapotere del Vaticano creano le condizioni migliori per la promozione di lucrose terapie senza basi scientifiche.

Nell'estate 2005 Zach Stark, un adolescente americano, lanciò in internet un disperato appello per cercare qualcuno che lo facesse fuggire dal campo per omosessuali in cui era stato rinchiuso dai genitori. Il giovane raccontava su myspace le torture che sarebbe stato costretto a subire contro la propria volontà, i trattamenti che avevano la pretesa di trasformarlo in eterosessuale, di fargli seguire la strada che Dio aveva tracciato per lui.

Il centro di reclusione era gestito dall'associazione cristiana ''Love in Action'' e queste sono alcune delle regole che gli internati devono rispettare:
  • divieto assoluto di parlare delle regole del Campo con gli altri clienti
  • divieto assoluto di instaurare rapporti d’amicizia
  • divieto di avere contatti fisici con altri clienti
  • consentite le strette di mano
  • consentita una pacca sulla spallavietate le carezze
  • proibiti internet e TV
  • vietate Madonna, Britney Spears, Bach e Beethoven
  • prioibiti e vestiti di Calvin Klein e di altre marche
  • i ragazzi possono portare l'orologio, ma solo quello
  • le ragazze possono indossare anche un orecchino a orecchio
  • obbligo di dormire indossando una maglietta maniche lunghe
  • le ragazze devono indossare gonne sotto il ginocchio
  • le ragazze devono radersi gambe e ascelle tutte le settimane
  • obbligatoria la redazione di un diario
  • il diario deve essere letto davanti agli altri clienti
  • vietato chiudere le porte
  • vietato stare in bagno per più di quindici minuti
  • obbligo di partecipare alle funzioni religiose
  • obbligo di sottoporsi ad ispezioni quotidiane
  • obbligo di fare la spia se altri non rispettano le regole
Quanto tempo passerà pima che questo accada anche in Italia?

L'immagine sopra è il simbolo di Love in Action, una delle organizzazioni che propone di curare i gay. E' un triangolo rosso rovesciato ed è molto simile a quello che gli omosessuali dovevano indossare nei campi di concentramento nazisti.

07 febbraio 2008

La Chiesa Cattolica cura l'omosessualità come se fosse una malattia # parte 4/4

Ultima parte dell'inchiesta di Davide Varì pubblicata a dicembre 2007 dal quotidiano Liberazione. Il giornalista si è finto gay per partecipare alle terapie per la cura dell'omosessualità organizzate da un gruppo cattolico.

Oltre l'omosessualità" di Joseph Nicolosi è una raccolta di storie di vita. Otto storie di omosessuali corretti, riparati, e un'appendice finale sulle modalità della terapia. Tra loro Albert, un trentenne che «parla con tono leggermente effeminato e la nostalgia - sottolinea Nicolosi - di un bambino perduto». E in effetti il problema di Albert, racconta Nicolosi nel suo libro, è proprio il suo attaccamento al mondo perduto dell'infanzia. Di qui un'illustrazione delle caratteristiche ricorrenti nelle persone omosessuali: attrazione distaccata per il proprio corpo, prime esperienze sessuali con altri bambini, ipermasturbazione, - «gli omosessuali - spiega Nicolosi - si masturbano più spesso degli eterosessuali: è un tentativo di stabilire un contatto rituale con il pene» - e una figura materna opprimente. A quel punto l'obiettivo del dottor Nicolosi è quello di «sviluppare un senso più solido della mascolinità» di Albert. Come? Innanzi tutto affrancandosi dall'opprimente legame materno, coltivando amicizie maschili non sessuali e facendo lunghi giri in bicicletta. Lunghi giri in bicicletta, proprio così. Finalmente arrivano i primi progressi: Albert riesce a controllare la masturbazione, si distacca dalla madre, non salta addosso al suo amico e continua a girare in bici per il quartiere. «Le stanno succedendo proprio delle belle cose», confida il dottore ad Albert. Tre anni dopo Albert ha una voce sicura, ogni inflessione femminile è sparita, si è «staccato emotivamente dagli altri maschi e dalla mascolinità», e si è affrancato dal controllo materno: la colpa originaria, la causa della sua omosessualità; Albert si è anche fidanzato con una ragazza. Insomma è riparato. Ed è riparato perché «ha afferrato - commenta Nicolosi - il concetto del falso sé»: la falsa identità gay che l'esterno ti impone. «No, non sono gay», è l'ultimo commento di Albert prima di iniziare la sua nuova vita da eterosessuale.
Altra vicenda interessante raccontata da Nicolosi è quella di Tom: «Un uomo straordinariamente bello, alto circa 1m e 80, occhi azzurri e ben vestito». (chissà che anche Nicolosi non tradisca una tendenza omosessuale: il guaritore dei gay che scopre di essere gay, un grande classico già visto mille volte). Tom è sposato, ma separato a causa di una relazione con un altro ragazzo: «Andy, un ventiquattrenne irresistibile». Nicolosi è chiaro con Tom: «Se lei vuole divorziare da sua moglie e iniziare la sua nuova vita con il suo amante gay io non la seguo». Il fatto è che Tom si sente vuoto senza la moglie e i figli e non sa come presentarsi in società, come tirare fuori la sua omosessualità.
Un paio di buone ragioni per iniziare la terapia riparativa. Il fatto è che, almeno per Nicolosi, Tom è un omosessuale anomalo: «Non ha problemi di affermazione nei confronti degli altri uomini, in affari è deciso e risoluto ed è estroverso. Ma sotto sotto - svela Nicolosi - ha la fragilità emotiva tipica degli omosessuali». A farla breve, Tom ha una paura nera di perdere la moglie e i figli e ritrovarsi solo perché «le relazioni omosessuali sono senza futuro». A quel punto Nicolosi incontra la moglie di Tom che ha tutta l'intenzione di collaborare per riportare il marito sulla retta via. Un lavoro che riesce, ma i segni dell'omosessualità hanno lasciato la loro traccia indelebile: Tom è Hiv positivo e di lì a poco muore. Il messaggio, meglio, l'avvertimento di Nicolosi è fin troppo chiaro: attenzione, di omosessualità si può guarire ma anche morire.

***

Prove di guarigione

Quando torno nello studio del professor Cantelmi scopro che la mia guarigione è nelle mani di un suo giovanissimo assistente. Anche lui sfoglia i risultati del mio test, e inizia a parlare del percorso che abbiamo davanti. «Ripercorreremo il conflitto con tua madre, l'assenza di tuo padre, cercando di ricomporre le fratture che hanno generato la confusione».
«Confusione?»
«Si, certo, confusione di genere. Ma prima Davide - continua il giovane dottore - parlami della tue esperienze omosessuali». Per la quarta volta mi ritrovo a parlare del mio compagno di Liceo e racconto delle paure del mio matrimonio. Ma la Domanda arriva: «Davide, i tuoi rapporti sono stati completi?». «Vuol sapere se l'ho preso nel di dietro dottore? Sì, due volte», rispondo seccato. Lui sorride imbarazzato. Ma in effetti è proprio quello che voleva sapere. Poi si riprende e attacca. «Vorrei anche sapere le sensazioni che hai provato». Sull'orlo dell'esaurimento per quelle domande così ripetitive e di basso livello, attacco un pilotto infinito. Gli racconto, invento, ogni particolare. Gli parlo dell'eccitazione del rapporto omosessuale maschile, del senso di trasgressione e richiamo alla mente alcuni passaggi particolarmente suggestivi e "scabrosi" descritti da uno dei pazienti del libro di Nicolosi. Lui si beve tutto e prende diligentemente appunti. Finalmente gli ho offerto il "malato" che è in me e mi sembra visibilmente soddisfatto.
Io inizio a provare un senso di nausea. Nausea per Don Giacomo, per il professor Cantelmi e per i suoi giovani assistenti. Sono passati sei mesi dal mio primo incontro e a questo punto mi sembra di non riuscire a sopportare oltre. Mi rendo conto che in questo lungo periodo abbiamo solo parlato del mio didietro. Per la prima volta realizzo che nessuno di loro mi ha mai chiesto se mi era capitato di innamorarmi di qualche uomo. Nessuno ha mai voluto sapere le mie emozioni di fronte ai rapporti omosessuali. Possibile che non gli interessi altro che il numero di penetrazioni "subite"? Il giovane psicologo mi fissa un nuovo appuntamento. Io lo saluto e sparisco. Non metterò mai più piede in quello studio. Ormai ne so abbastanza.

Prima, seconda, terza e quarta parte dell'inchiesta

06 febbraio 2008

La Chiesa Cattolica cura l'omosessualità come se fosse una malattia # parte 3/4

Terza parte dell'articolo di Davide Varì pubblicato a dicembre dal quotidiano Liberazione. Il giornalista si è finto gay per partecipare alle terapie per la cura dell'omosessualità organizzate da un gruppo cattolico.

Cantelmi cerca di adattare su di me, sul mio caso, le ragioni di quella terapia. Parla di traumi infantili che generano confusione in un mondo già pieno di contraddizioni e di liquidità nei rapporti interpersonali. Il tutto per spiegare che in un certo senso i comportamenti della persona omosessualità sono indotti da questa schizofrenia esterna. Non solo omosessuali però. Il professor Cantelmi è infatti convinto, e me lo spiega, che la nostra epoca è caratterizzata da una grossa compulsività sessuale: una dipendenza che colpisce migliaia di persone e tra questi tanti, tantissimi giovani. Mi parla di «relazioni malate con il sesso», di «perdita
di controllo» e così via.
«E in tutto questo, l'omosessualità?», chiedo io.
«Beh, il mio studio è pieno. Abbiamo la fila. Ci sono centinaia di ragazzi che chiedono aiuto».
«Vede - dico cercando di stanarlo - io non so bene se sono omosessuale. Non capisco se sono vittima di una sorta di disagio psichico o se devo assecondare queste mie pulsioni».
«Non preoccuparti Davide - mi dice sereno e sorridente - dal tuo profilo mi sembra di poter parlare di una ansia generalizzata e di una leggera nevrosi che in qualche modo condiziona e devia le tue scelte sessuali. Ora faremo il test e avremo più elementi per poter scegliere la terapia migliore».

***

Il Test ed i discepoli del professore e la cura

La dottoressa Cristina Cacace dell'Istituto di terapia cognitivo interpersonale diretto da Cantelmi mi accoglie sorridente nel suo studio. Mi osserva, anzi mi scruta con insistenza. «Ora mi becca - penso io - scopre che sono un infiltrato e mi caccia». E invece no. Evidentemente la diagnosi del Professor Cantelmi deve avermi suggestionato. Un po' nevrotico, perseguitato, mi ci sento davvero. Fatto sta che lei mi invita con gentilezza nel suo studio targato Ikea, mi fa accomodare e mi interroga: nome, cognome, età, indirizzo, telefono e stato civile. Io rispondo senza esitare e attendo, anche qui, "la" domanda . Ma la dottoressa Cacace già sa e non c'è bisogno di alcuna premessa.
Saltiamo direttamente ai particolari più intimi: quante volte, e fino a che punto. «Fino a che punto in che senso?», chiedo io. Lei sorride. Mi chiedo se lei, giovane psicologa, crede davvero alle follie e alla violenza di questa benedetta "terapia riparativa" oppure se è li, in quel piccolo studio solo perché non trova nulla di meglio. Ma i miei pensieri vengono interrotti dalla domanda della dottoressa:
«Davide, i tuoi rapporti omosessuali sono stati solo attivi o anche passivi»? Sento un forte disagio di fronte a quella domanda ricorrente, ossessiva. Mi viene in mente il lato pruriginoso e voyeuristico di chi la pone. Alla fine rispondo come ho già risposto a Don Giacomo e al professor Cantelmi: «Sì, attivo e passivo». Poi racconto anche a lei del mio rapporto conflittuale con mia madre, delle assenze di mio padre e aggiungo che ogni tanto, da piccolo,venivo scambiato per bambina. La giovane assistente di Cantelmi annuisce gravemente e mi fissa l'appuntamento per il test di personalità. «Dopo il test - mi dice prima di accompagnarmi alla porta - sapremo meglio come trattare la tua situazione».
Pochi giorni dopo sono di nuovo lì e scopro che il Test dura circa quattro ore ed è nient'altro che il cosiddetto "Test Minnesota" quello che utilizzano le forze armate di mezzo mondo per selezionare il proprio personale. Seicento domande circa che dovrebbero dare risposte su eventuali deviazioni del candidato: ipocondria, depressione, isteria, deviazione psicopatica, mascolinità o femminilità, paranoia, psicastenia, schizofrenia, ipomania e introversione sociale. Un pout-pourri che, tra le altre cose, dovrebbe mettere in luce le mie tendenze omosessuali. Comunque la dottoressa mi dà i fogli, un penna e mi piazza in corridoio. Inizio a scorrere le domande: «Hai avuto esperienze molto strane?»; oppure, «Ti piacerebbe essere un fioraio?». A quest'ultima rispondo di sì spinto dalla banalità della considerazione; Forse chi sceglie di fare il fioraio, secondo loro, ha una predisposizione ha diventare un po'checca.
D'un tratto vengo colpito e distratto dalla presenza silenziosa di una signora e di un giovane adolescente. Sono madre e figlio. Lui mi sembra particolarmente timido, a disagio. Non posso saperlo, ma potrebbe benissimo trattarsi di un ragazzino forzato dalla madre per arginare, almeno finché è in tempo, la «propria devianza omosessuale». Di nuovo penso a quanto sia angusta questa pratica e a quanta violenza abbia in sé. Penso alla pressione che può subire un ragazzino di 15-16 anni che sta scoprendo la propria sessualità. La preoccupazione, spesso in buona fede, dei genitori e la scelta di far qualcosa per fermare quella "scoperta" piuttosto che accoglierla e sostenerla. Poi la signora e il ragazzino si infilano in una delle tante stanze dello studio degli allievi di Cantelmi e io torno al mio test infinito: «Hai mai compiuto pratiche sessuali insolite?»; «Ti piaceva giocare con le bambole?»; «Qualcuno controlla la tua mente?»; «Hai spesso il desiderio di essere di sesso opposto al tuo?»; «L'uomo dovrebbe essere il capo famiglia?»...
Finite le domande, torno in stanza dalla dottoressa.
Lei ripone le mie scartoffie che già contengono il risultato del mio "grado di omosessualità" e tira fuori una decina di cartoncini colorati da figure bizzarre. Sono le macchie del test di Rorschach. Spruzzi indefiniti di colore, che agiscono in modo inconscio attivando reazioni proiettive. Insomma, di fronte a quelle macchie sono invitato a rintracciare e comunicare figure sensate. Io mi lancio sforzandomi di vedere peni, vagine, ani e così via. Individuo anche un paio di feti appesi per il cordone ombelicale. Dò il peggio di me, cercando di convincere la dottoressa Cacace che la mia sessualità è particolarmente deviata, talmente corrotta e omosessuale da meritare le sue cure. Ma lei, di fronte al mio sproloquio genitale non fa una piega: sfila uno dopo l'altro i cartoncini del test e prende diligentemente appunti.
Nel frattempo si accosta a me ed io non trattengo un'occhiata fugace alla scollatura. Lei, sorpresa, si ritrae, si copre e mi guarda con imbarazzo. Insomma, dopo tutto quel parlare della mia omosessualità probabilmente sono caduto nella banalità di voler riaffermare la mia "mascolinità" di fronte a una donna. Per la prima volta, in un certo senso, vivo sulla mia pelle la forza e la violenza del condizionamento sociale e culturale che vivono i gay. Poi, riprendo con le mie figure...

***

I risultati del test, quanto sono omosessuale?

«Non molto, la tua omosessualità è davvero sfumata», mi dice la dottoressa Cacace mostrandomi una ventina di pagine che contengono la mia "diagnosi". «Omosessualità sfumata», proprio così. A quel punto chiedo maggiori spiegazioni. «Allora, io direi che siamo di fronte ad una nevrosi che ha indotto una deviazione sessuale - continua lei - sarà il professor Cantelmi a spiegarti meglio.
Dopo qualche giorno sono di nuovo nella sala d'attesa del professore. La sensazione è la stessa: un porto di mare aperto a tutti i "casi umani". Cantelmi, cortese e accogliente come sempre, sfoglia i risultati del mio test e mi parla di "leggera nevrosi e depressione" che avrebbe indotto la mia deviazione sessuale, l'uscita dai binari di una sessualità sana e consapevole. «Tu non sei propriamente un omosessuale», mi dice. «La tua mi sembra più una preoccupazione determinata da alcuni episodi legati all'infanzia». Poi attacca con il conflitto con mia madre e l'assenza di mio padre, da me del tutto inventata, che mi avrebbe privato di una figura maschile forte, una figura di riferimento su cui avrei dovuto modellare la mia sessualità e definire il mio genere. Dunque non sono del tutto omosessuale.
Forse la terapia è già iniziata. Negare la mia omosessualità è il primo passo verso la "guarigione". Probabilmente è una modalità per iniziare a smontare la convinzione del "paziente". Sentirsi dire, «non sei propriamente omosessuale», forse, significa iniziare a destrutturare la personalità dell'individuo, le sue convinzioni e metterlo di fronte al fatto - un fatto certificato da uno psicologo - che la sua omosessualità non è mai esistita. Anzi, che l'omosessualità in sé non esiste se non nei termini di una deviazione dalla norma, dall'unica norma reale: l'eterosessualità.
«A questo punto - continua poi il professore - si tratta di andare a ripescare quelle fratture e superarle attraverso una terapia adeguata».
«Che tipo di terapia?» chiedo io. «Una terapia individuale. Ti seguirà un mio assistente, ma io - mi tranquillizza - sarò costantemente informato dei tuoi progressi». «Ma io sapevo di gruppi di mutuo-aiuto, pensavo che mi inserisse lì». «I gruppi ci sono - mi dice lui - ma sono gruppi con persone che hanno una forte devianza sessuale. Non credo che sia la terapia migliore per il tuo stato. Non so, vedremo».
Io non mollo la presa e cerco di scoprire cosa accade dentro quei gruppi. «Sono gruppi di persone guidate da psicoterapeuti che condividono le propria esperienza verso un percorso riparativo», aggiunge frettolosamente Cantelmi. Poi si alza, mi dà il numero di telefono dell'ennesimo psicologo, ovviamente un altro assistente, e mi regala un libro: "Oltre l'omosessualità" di Joseph Nicolosi.
Nicolosi, proprio lui, il guru dei guaritori, il creatore della terapia riparativa, quello che vanta ben 500 casi di «gay trattati», anzi, riparati. «Leggilo - mi dice - troverai situazioni simili alla tua. Persone come te che ce l'hanno fatta».

Prima, seconda, terza e quarta parte dell'inchiesta

05 febbraio 2008

La Chiesa Cattolica cura l'omosessualità come se fosse una malattia # parte 2/4

Seconda parte dell'inchiesta di Davide Varì pubblicato a dicembre dal quotidiano Liberazione. Il giornalista si è finto gay per partecipare alle terapie per la cura dell'omosessualità organizzate da un gruppo cattolico.


Si sentiva parlare da tempo di questi taumaturghi del sesso deviato. Una moda che spopola nel Nord America grazie al lavoro di molti gruppi legati alla Chiesa, e che segue l'insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi, presidente della Narth, National Association for Research and Therapy of Homosexuality. Uno psicologo clinico, questo Joseph Nicolosi, un "santone" che vanta ben 500 casi di «gay trattati» e curati - proprio così, «gay trattati» - e che ha tirato fuori dal cilindro della propria stregoneria psichiatrica la cosiddetta "terapia riparativa" il cui scopo dichiarato è quello di «ricondurre all'orientamento eterosessuale le persone omosessuali». Un messaggio che in Italia è stato ripreso e rilanciato dal Professor Tonino Cantelmi, presidente e fondatore dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università Gregoriana. Insomma, il guru italiano della terapia riparativa, una persona legata a doppio nodo al Vaticano e intorno al quale è nato un gruppo di lavoro formato da cinque, sei giovani psicologi che seguono le terapie individuali dei futuri e "riparati" eterosessuali.
Questa della terapia riparativa è storia antica. Già nel 2005, la rivista gay Pride pubblicò un lungo articolo nel quale ne metteva in dubbio ogni validità e attendibilità scientifica. Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, presentò anche un'interrogazione parlamentare per bloccare, tramite gli ordini professionali, la terapia riparativa. Anche per questo uno come J.M. Van Den Aardweg, lo psicoterapeuta americano che ha scritto "Omosessualità & speranza", parla di lobby gay all'assalto della scientificità. Tanto per capire cosa si muove dietro questa presunta terapia riparativa, lo stesso van den Aardweg sostiene - lo ha fatto in una recente intervista per "Acquaviva2000, cultura cattolica in rete" - che molti omosessuali «presentano seri disturbi mentali, o hanno sviluppato un comportamento omosessuale di proporzioni tali che non sarebbe tanto sbagliato chiamarli "malati"». Non solo, Van Den Aardweg è convinto che per colpa del movimento gay, «le masse non assimileranno mai completamente la concezione antinaturale che viene loro imposta. Andrà come con il comunismo. Molti, probabilmente i più, presteranno all'innaturale "religione" omosessuale un culto formale, dettatogli dalla paura, ma si finirà col crederci sempre di meno».
Questi sono gli illustri scienziati che sponsorizzano la terapia riparativa. Ancora più esplicite le parole d'ordine del già citato gruppo ultracattolico "Obiettivo Chaire": «Accompagnamento spirituale, psicologico e medico; attenzione rivolta a genitori, insegnanti ed educatori al fine di prevenire l'insorgere di tendenze omosessuali nei ragazzi, negli adolescenti e nei giovani; ricerca delle cause(spirituali, psicologiche, culturali, storiche) che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata».
Poi l'immancabile Joseph Nicolosi, lo psicologo-clinico americano che ha inventato la terapia riparativa. A giorni sarà in Italia per aggiornare i suoi seguaci e illustrare loro, verosimilmente, le ultime novità della sua terapia. Queste le idee di fondo: primo, alla luce delle scienze sociali la forma di famiglia ideale per favorire un sano sviluppo del bambino è il modello tradizionale di matrimonio eterosessuale; secondo, l'identità sessuale si forma in un'età precoce sulla base di "fattori biologici, psicologici e sociali"; terzo, esistono numerosi esempi di persone che sono riuscite a cambiare il loro comportamento, identità, stimoli o fantasie sessuali.
A sostegno di queste tesi sono nati i movimenti "ex-gay", persone "riparate" e spesso convertite al cattolicesimo che hanno lo scopo dichiarato di dimostrare che dall'omosessualità è possibile "guarire". Il bello della faccenda è che sempre più gruppi di "ex gay" vengono sciolti per il fatto che molti associati hanno ritrovato un partner dello stesso sesso proprio in quell'organizzazione.

Prima, seconda, terza e quarta parte dell'inchiesta